7.5
- Band: HATEBREED
- Durata: 00:38:00
- Disponibile dal: 06/11/2026
- Etichetta:
- BLK II BLK
Il ciclo di “Weight of the False Self” è stato lungo e ricco di soddisfazioni, ma anche di importanti battute d’arresto: gli Hatebreed sono stati protagonisti di carrozzoni punk hardcore (Vans Warped Tour 2017) e metal (un grandissimo tour con Megadeth e Lamb of God nel 2021), hanno festeggiato i venticinque anni di attività nel 2019 e il ventennale di “Perseverance” e “The Rise of Brutality” (2022/2023), e sono passati a testa bassa attraverso lo stop pandemico e la dolorosa separazione dal bassista storico Chris Beattie con annesse battaglie legali.
Sette anni senza pubblicare nuova musica vuol dire che la band, complice il suo status leggendario e un catalogo incredibile, potrebbe tranquillamente continuare a far tour riproponendo il materiale storico, senza mettersi in gioco o rischiare sputtanamenti in un mercato sempre più difficile. Ci troviamo invece tra le mani un nuovo disco in studio che non solo conferma l’attitudine indistruttibile di Jasta e company, il loro amore per la musica, per la scena e per i fan, ma anche una raccolta che riesce a trasmettere una fame e un’urgenza espressiva alimentate da un fuoco che, evidentemente, brucia ancora.
“Fatal Paradox” raccoglie e distribuisce tutte le formule che ci aspettiamo e che pretendiamo in un disco degli Hatebreed: come sempre veniamo buttati nel mezzo dell’azione, senza intro o preparativi di sorta, grazie al singolo “Kill Count Increase”, attacco frontale a velocità sostenuta con il classico ringhio di Jasta.
“The Carrion Choir”, come suggerisce il titolo, è il tipico brano costruito per suscitare il botta e risposta e le gang vocals insieme al pubblico, come farà di nuovo più avanti in maniera magistrale “None Left To Save”.
Il re degli slogan e dei mantra motivazionali (come chiamare, altrimenti, “I Will Be Heard” o “Perseverance”?) colpisce ancora in “Total Invincible” e “Decisions Become Destinies”, brani in cui resilienza e autodeterminazione raggiungono le solite vette, con frasi iconiche da stampare sul retro di una maglia.
Per i puristi “Decisions Become Destinies” è il sottofondo ideale per una bella sessione di two-step, ma ci sono altre sfumature che un appassionato ambasciatore del metal come Jasta riesce ad inserire organicamente, ovviamente con l’aiuto della squadra: parliamo di quelle incursioni death metal anni ’90 che appartengono a “Sacrifice Season” (insieme a John Tardy degli Obituary) e che ritroviamo in “Truth is a Lion”, ma anche nel ben riuscito omaggio alle radici crossover della breve cover di “Poison Planet” (Corrosion of Conformity).
Gli Hatebreed sono ancora una minaccia – come dice “Still a Threat” – e riescono ad esserlo perchè non si limitano a ricreare il proprio catalogo, ma si dedicano ancora con passione a catturare aggressività e convinzione, da sempre due dei tratti distintivi della band del Connecticut.
“Fatal Paradox” è l’ennesima conferma di una band che ha capito perfettamente la propria dimensione e lascia da parte sperimentazioni e aperture a favore di una totale dedizione alle proprie caratteristiche primarie, con quell’autorevolezza e quell’autoreferenzialità che si perdonano a pochi. L’ennesima conferma, a colpo sicuro.
