NEUROSIS – An Undying Love For A Burning World

Pubblicato il 31/03/2026 da
voto
8.0
  • Band: NEUROSIS
  • Durata: 01:03:32
  • Disponibile dal: 20/03/2026
  • Etichetta:
  • Neurot Recordings

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Mantenere segretezza su qualsivoglia evento oggi, nel 2026, con i canali mediatici che viaggiano alla velocità della luce e raggiungono capillarmente ogni parte del pianeta — senza nemmeno considerare la propensione alla mitizzazione dell’hype come strumento promozionale, che porta ad annunciare album e tour anche con un anno di anticipo — è quasi impensabile. Eppure è esattamente ciò che è successo in quello che sembrava un qualunque venerdì di fine marzo.
Senza alcun comunicato, teaser o il minimo accenno di spoiler, la notizia del ritorno — e non reunion, non essendo mai stato annunciato uno scioglimento ufficiale — di una delle band più importanti e influenti di quel modo trasversale di intendere il metal, capace di trascendere i generi, come i Neurosis, ha messo a serio rischio la funzionalità cardiaca di chi, come  chi scrive, è cresciuto con dischi come “Through Silver In Blood” e “A Sun That Never Sets”.
Una carriera che sembrava aver subito un contraccolpo troppo grande dopo la tragedia umana che ha coinvolto la famiglia di Scott Kelly, fondatore della band fin dai primissimi anni del periodo puramente hardcore. Nel 2022, infatti, lo stesso Kelly confessò sul proprio profilo Facebook di aver abusato fisicamente, verbalmente e psicologicamente della moglie e dei figli. Una rivelazione che costrinse i restanti membri a pubblicare un comunicato durissimo, arrivando — per citare le loro parole — a “fare i conti anche con la perdita del lavoro di una vita e di un’eredità che era sacra per noi”.

Con tali premesse, aggravate dalla scomparsa di una figura chiave come Steve Albini, loro produttore per oltre quindici anni, la speranza di un nuovo capitolo per la band di Oakland era ridotta ai minimi termini. Ma, come spesso accade, gli animi forti imparano a rinascere dalle difficoltà e, dopo dieci anni di silenzio, Von Till, Edwardson, Landis, e Roeder hanno riversato tutta la loro frustrazione e rabbia in “An Undying Love For A Burning World”.
E se già questo basterebbe a fare notizia, ciò che forse ha scioccato più di tutto è l’ingresso in formazione di una figura fondamentale del post-metal come Aaron Turner: il discepolo che si unisce ai maestri.
Se dieci anni fa qualcuno vi avesse detto che sarebbe uscito un disco dei Neurosis con Turner alla chitarra e alla voce, probabilmente tutti ci avrebbero sperato, ma nessuno ci avrebbe davvero scommesso un centesimo. E invece eccoci qui, oggi, a cercare di districare la matassa di qualcosa che, per certi versi, sembrava un crudele pesce d’aprile anticipato la cui cigliegina sulla torta è la conferma anche del ritorno sui palchi con la data del 23 giugno – l’unica confermata per ora – al clamoroso Fire In The Mountains, festival metal-folk del Montana che vede, oltre ai Neurosis, Enslaved, la reunion dei 16 Horsepower, e Agalloch tra gli altri.

Passato dalle sapienti mani di Scott Evans, dei criminalmente sottovalutati Kowloon Walled City (già al lavoro con Autopsy, Pelican, Exhumed e Sumac), “An Undying Love For A Burning World” è stato registrato in soli tre fine settimana durante l’inverno presso gli Studio Litho di Seattle — di proprietà di Stone Gossard dei Pearl Jam — e mixato in appena tre giorni, a sole sei settimane dall’uscita. Un dato che suggerisce come il lavoro a monte, tra scrittura e arrangiamento, abbia richiesto un lungo periodo di incubazione, il tutto mantenuto sotto il massimo riserbo.
Le premesse di un album catastrofico e catartico come questo risiedono nel tentativo costante di orientarsi nella follia della società contemporanea, con tutto lo stress, l’ansia e l’isolamento che ne derivano e che possono diventare insopportabili. Se a questo si aggiungono la confusione esistenziale e il dolore legati alla crisi climatica e al timore di una sesta estinzione di massa, diventa più che comprensibile rischiare di perdere completamente la ragione, se non si trova una forma di sfogo o catarsi.
Sono questi gli ingredienti di uno dei lavori più violenti e istintivi dai tempi di “Through Silver In Blood”, in cui i Neurosis riducono in parte quella vena progressiva che ha caratterizzato gli ultimi due decenni, recuperando un impatto hardcore che mancava negli ultimi album, senza però rinunciare alla loro naturale inclinazione alla sperimentazione.

Quanto incide la presenza dell’ex Isis in questa ora abbondante di musica? La risposta è semplice: quanto basta.
Niente del loro suono viene snaturato e ogni contributo artistico di Turner è dosato con intelligenza, ampliando ulteriormente il ventaglio espressivo della band.
Se “Mirror Deep” si scaglia sull’ascoltatore con una violenza e un’urgenza che non si percepivano dai tempi di “Times Of Grace”, sostenuta da scariche noise di matrice Sumac, “First Red Rays” è destinata a diventare un classico già dopo il primo ascolto, con le sua pesantezza doom, un senso di collasso imminente costante, mitigato da aperture armoniche inedite, nelle quali si insinua quel mood liquido e sospeso tanto caro a dischi come “Oceanic”, pur rimanendo saldo sulle coordinate stilistiche della band.
La voce di Von Till, pregna di disperazione, si fonde con quella cavernosa di Turner, creando un ossimoro sonoro inedito, soprattutto considerando la vicinanza timbrica che ha sempre caratterizzato Von Till e Kelly.

In un continuum di rumori e synth corrosivi si inserisce “Blind”, che riporta ai fasti di “A Sun That Never Sets”, tra dissonanze e un andamento quasi tribale, alternato a momenti strumentali delicati e toccanti, fino a raggiungere veri e propri vuoti costruiti su synth e voci in crescendo nella seconda metà del brano, in pieno spirito “The Eye Of Every Storm”.
“Seething And Scattered” è, di fatto, una sintesi degli ultimi trent’anni della band: pesantezza insostenibile, progressioni sorrette dai synth e una coda che richiama gli Isis, più a livello formale che armonico, arricchendo — senza snaturarlo — quel mood tragico e luttuoso.
Bastano quattro minuti alla diretta e senza fronzoli “Untethered” per riportarci ai fasti di “Eye”, mentre gli ultimi ventisette minuti del disco si dividono tra i due brani conclusivi, vero cuore pulsante dell’opera.
“In The Waiting Hours” è uno dei momenti in cui si percepisce maggiormente la mano di Turner, qui protagonista anche alla voce: la sua impronta si intreccia con la tribalità dei Neurosis, le asperità dei Sumac e l’intensità emotiva degli Isis, dando vita a uno dei picchi più alti del post-metal recente.
Si giunge infine all’epilogo con “Last Light”, il brano più lungo della loro discografia con i suoi sedici minuti: una struttura libera, in continua mutazione, che alterna violente ondate doom a stratificazioni ambient, sezioni corali e richiami ancestrali, fino a culminare in un crescendo finale toccante e melodico, autentica pelle d’oca. Una sintesi perfetta tra l’identità dei Neurosis e l’universo espressivo di Turner.

Collocare “An Undying Love For A Burning World” all’interno della discografia del collettivo californiano non è semplice, ma una cosa è certa: siamo di fronte al lavoro più completo e ispirato dai tempi successivi a “The Eye Of Every Storm”, vicinissimo ai loro grandi classici.
Un album che, pur perdendo due figure apparentemente imprescindibili come Kelly e Albini, trova la forza di riconciliarsi con il proprio passato, aprendo a un futuro che, oggi, appare più luminoso che mai.

TRACKLIST

  1. We Are Torn Wide Open
  2. Mirror Deep
  3. First Red Rays
  4. Blind
  5. Seething And Scattered
  6. Untethered
  7. In The Waiting Hours
  8. Last Light
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