Il tour estivo di Avantasia – la così definita band da ‘metal opera’ – fa tappa in Italia con uno show fissato a Lignano Sabbiadoro all’Arena Alpe Adria, location che ormai può vantare una certa confidenza con le sonorità più metalliche visto che negli anni passati ha visto calcare il proprio palco da gruppi come, tra gli altri, Amon Amarth, In Flames e Hammerfall.
Lo show di questa sera ha però qualcosa di speciale: non è il solito concerto, ma uno spettacolo che vede la presenza di numerosi invitati, cantanti di spicco della scena power metal ed hard rock, che si dividono i ruoli interpretando alcune delle migliori composizioni scritte da Tobias Sammet, cantante e mastermind tedesco che ha iniziato la sua carriera con gli Edguy.
Come ammesso dallo stesso Tobi, era difficile fare previsioni sulla buona riuscita di un concerto programmato di lunedì sera in una cittadina balneare della costa mediterranea – che insomma non è paragonabile a Milano, tanto per dire, in termini concertistici – ma la partecipazione è stata oltre le aspettative con un discreto numero di fan giunti per l’occasione con molto entusiasmo per osservare e lasciarsi coinvolgere dal ricco spettacolo messo in piedi.
Lo stesso musicista tedesco ricorda di aver trascorso da bambino delle vacanze nella vicina Jesolo e fa notare ai presenti che, seppur non si potessero contare diecimila persone, il calore ricevuto durante la serata, ha fatto sembrare tale numero di presenze.
Insomma, lo show di Avantasia – durato all’incirca due ore e un quarto – ha appassionato la platea che non si è risparmiata un attimo e ha continuato a cantare senza alcuna sosta.
L’espressione di tutti, mentre si abbandonava l’arena, era di quelle di chi ha vissuto una gran serata, di quelle da ricordare.
Alle 19, arrivati in zona, si nota già una fila di avventori pronti, nell’attesa di poter entrare e conquistare le prime file. Comodi i parcheggi adiacenti l’arena (da segnalare che sono anche gratuiti!) così come alcuni bar e ristorantini nei paraggi, perfetti per una breve pausa prima di varcare il cancello di ingresso.
Entrati all’Arena Alpe Adria notiamo come la location sia molto accogliente: costruita come un anfiteatro, dispone di molti posti a sedere, liberi per chi vuole godersi il concerto in santa pace.
La platea invece non è ampissima (e ciò rende gli spalti molto vicini consentendo una perfetta visuale!) e si riempie a metà.
Tempo di scambiare alcuni saluti tra amici vari (alla fine i seguaci di certe sonorità, bene o male, sono sempre quelli), ed ecco che alle 21 precise l’enorme telo che copre il palco, con il logo AVANTASIA al centro, cala aprendo la vista.
L’allestimento scenico è la stesso delle date svolte lo scorso anno, con un cancello posto al centro in fondo al palco e le tastiere ed i coristi piazzati sul lato destro, guardando lo scenario, sopra una pedana coperta da una scenografia in stile cimitero antico. Sulla sinistra, invece, ecco la batteria con Felix Bohnke e davanti a lui il grande chitarrista e produttore Sasha Paeth. Tutti i musicisti possiedono tanta esperienza live e che non sbagliano pressocchè nulla, conoscendo bene il proprio ruolo e relegandosi un po’ fuori dai riflettori, lasciando ai cantanti il ruolo di protagonisti principali dello show, come è giusto che sia.
Insomma, una scenografia studiata appositamente con l’intenzione di creare atmosfere spettrali e gotiche, più in linea forse con l’artwork di un disco come “Ghostlights” rispetto a quella maggiormente epica e fantasy dell’ultimo “Here Be Dragons”.
Tobias si dimostra subito carico, e apre lo show con “Creepshow”, brano dai ritmi controllati che ha subito un buon impatto; segnaliamo che sarà anche l’unico pezzo pescato dal lavoro più recente poc’anzi menzionato; sempre rispetto al tour dello scorso anno, che ha visto la band esibirsi anche all’Alcatraz di Milano (per l’occasione gremito) la scaletta sarà infatti concentrata – come è normale, trattandosi non di date a supporto dell’ultima produzione ma più generiche – sui pezzi più storici tralasciando quelli più recenti.
“Reach Out For The Light”, rispettando la successione dell’anno passato, viene subito sparata a tutto gas: la novità in merito è trovare Kenny Leckremo (H.E.A.T.) a duettare con Sammet e a fare il Kiske di turno rispetto al recente passato, dove invece compariva Adrienne Cowan (Seven Spires), assente in queste date estive.
Peccato che in partenza il microfono degli ospiti sia leggermente basso di volume, ma fortunatamente verrà sistemato poco dopo.
La presenza di ospiti scandinavi è massiccia, e così per la successiva “Dying For An Angel” entra in campo Tommy Karevik (Kamelot), cantante che adoriamo ma che in questa veste all’interno di Avantasia non sembra del tutto valorizzato, poichè il suo modo di cantare non si adatta sempre bene ai personaggi interpretati.
Uno dei momenti migliori dell’intero show arriva subito dopo con l’anthem “The Story Ain’t Over”, brano lento con come super protagonista il grande ed eterno cantante inglese Bob Catley (Magnum): la sua voce piena e solenne verrà utilizzata anche nella successiva “Runaway Train”, canzone capace di colpire con la sua partenza lenta ed emozionante, per poi esplodere su un bel refrain, apprezzato (e cantato) dal pubblico.
Tobias, autore di una grandiosa prestazione, si prende qualche pausa in più rispetto al passato, quando difficilmente abbandonava il palco. Stavolta lascia l’amico Ronnie Atkins (Pretty Maids) libero di dettare legge sul palco assieme, a turno, ai vari colleghi per una manciata di brani come “Promised Land”, “Twisted Mind”, “The Wicked Symphony” e “Shelter From The Rain”, quest’ultime sicuramente le più riuscite; in “Twisted Mind” finalmente Karevik sembra a suo agio con il suo approccio vocale più intimo, mentre durante la straripante power song “Shelter From The Rain” l’esaltazione sale alle stelle grazie alla carica fumante di un inarrestabile Kenny Leckremo.
A sorpresa, ecco proposta la velocissima “No Return”, brano che torna dopo tanti anni in scaletta, non riproposto però nelle date dei giorni scorsi durante i festival, dove per questioni di tempi di esibizione rispetto alla data italiana si è dovuto per forza rinunciare a qualcosa.
È ancora Kenny a prendersi la parte originariamente cantata da Michael Kiske e a viaggiare su note altissime, ma il cantante svedese – che potrebbe sfidare in una gara di body building l’amico Tommy, entrambi scolpiti nella roccia – si dimostra in formissima e a proprio agio anche a cavalcare queste linee vocali più powereggianti: la sua energia è come sempre incontrollabile!
La lunga suite “Let the Storm Descend Upon You” viene eseguita con estrema precisione e quando partono le note di “Farewell” il pubblico esplode con un coro possente seguendo la melodia portante, che avrà fatto vibrare le finestre di molte case del quartiere.
Chiara Tricarico scende e duetta con Tobias mettendo in piedi anche un bel siparietto sulle differenti altezze dei due, con Sammet sulle punte dei piedi, e Tricarico che cerca di abbassarsi facendo ridere lo stesso Tobi e strappando alcuni sorrisi tra il pubblico. Il tutto funziona alla grande, regalando così uno degli highlights della serata, con la voce limpida della cantante nostrana capace come sempre di guadagnare (e a ragione) applausi scroscianti ed una forte ovazione.
Ci avviciniamo al gran finale: “The Scarecrow” è certamente uno dei pezzi più maturi e maestosi mai composti dalla band, e se è vero che in questo brano la presenza di Jorn Lande è decisiva, Ronnie coadiuvato dal bravo corista Herbie Langhans (Firewind) svolgono un lavoro piuttosto valido portando a casa un bel risultato.
Lo stage si svuota ma tutti i presenti sono a conoscenza che lo show non è terminato: entra infatti un pianoforte che viene posto al centro del palco.
Ammettiamo che noi, come probabilmente altri tra i fan più datati, abbiamo sperato in qualcosa per omaggiare il grande Andre Matos, venuto a mancare proprio sette anni fa, l’8 Giugno del 2019. Sarebbe stato bellissimo che Tobias lo avesso ricordato intonando una “Inside”, breve lento che il cantante brasiliano interpretava nel disco di debutto “The Metal Opera Part.1”, ma così purtroppo non è stato. Sammet prende posto e intona invece le note dell’intrigante “Lucifer”, pezzo sognante e ricco di pathos, dando ancora riprova dell’ottimo stato di forma della propria voce.
Il tocco pop melodico di “Lost In Space” non può mancare – dopotutto, come ricorda lo stesso Tobi, è stato il primo singolo ad entrare in Top Ten, e anche l’unico (tra le risate).
Infine, è con il medley che comprende l’inno “Sign Of The Cross”, epico pezzo di chiusura del disco di debutto e “The Seven Angels”, mastodontico brano di apertura della seconda parte della “Metal Opera”, che si chiude lo show.
Rispetto al passato, si occupa Tobias in prima persona di cantare tutta la prima parte (mentre storicamente ogni ospite appariva e cantava una strofa alla volta) per poi attendere l’ingresso di tutti i cantati invitati per unirsi in coro ed intonare il ritornello irresistibile: “We are the seven, judgement of heaven // Why don’t we know: We are the angels // It’s revelation, soul castignation // Fire will burn us away”.
Uno show mastodontico: chi ha avuto modo di vedere le performance di Avantasia anni addietro (come nel debutto live in Italia al Rockin’ Field Festival del 2018) potrebbe lamentare l’assenza di personalità storiche come Jorn Lande, Michael Kiske ma anche di Geoff Tate e Eric Martin (oltre che del compianto Andre Matos), ed è chiaro che l’impatto scenico di questi grandissimi interpreti, che hanno partecipato in passato ad alcune tournée, è impareggiabile: ma ormai dobbiamo abituarci – ed in questo caso, nel senso positivo del termine – a queste nuove stelle nascenti del panorama, anche questa sera capaci di dimostrare di saper dare un grandissimo contributo. Tobias Sammet e la sua brigata escono tra l’ovazione dei fan, dopo aver offerto un ottimo spettacolo sotto il nome di Avantasia.
Setlist:
Creepshow
Reach Out For The Light (con Kenny Leckremo)
Dying For An Angel (con Tommy Karevik)
The Story Ain’t Over ( con Bob Catley e Chiara Tricarico)
Runaway Train ( con Bob Catley e Herbie Langhans)
Avantasia (con Tommy Karevik)
Let The Storm Descend Upon You (con Ronnie Atkins e Herbie Langhans)
Farewell (con Chiara Tricarico)
No Return (con Kenny Leckremo)
Promised Land (solo Kenny Leckremo e Ronnie Atkins)
Twisted Mind (solo Tommy Karevik e Ronnie Atkins)
The Wicked Symphony (solo Tommy Karevik, Kenny Leckremo e Herbie Langhans)
Shelter From The Rain (solo Herbie Langhans, Kenny Leckremo e Bob Catley)
The Scarecrow (con Ronnie Atkins)
Encore:
Lucifer
Lost In Space
Sign Of The Cross / The Seven Angels (tutti sul palco)

