03/06/2026 - METALLICA + GOJIRA + KNOCKED LOOSE @ Stadio Renato Dall'Ara - Bologna

Pubblicato il 05/06/2026 da

Report di Luigi Mariani

È inutile girare intorno a un assunto che da qualche anno è diventato un fatto acclarato e inequivocabile: i Metallica sono diventati qualcosa di più grande di loro stessi.
Il culto che si è sviluppato intorno alla creatura che incise almeno quattro album essenziali per lo sviluppo e l’affermazione del nostro genere preferito negli Ottanta, ha raggiunto contorni oramai realmente indistinguibili da quelli che circondano numi tutelari del rock come Deep Purple, Black Sabbath e Led Zeppelin.
Se non di più: nell’Anno Domini 2026, i Metallica sono serenamente paragonabili a pop star globali come Rolling Stones e U2 a livello di seguito, vendite e aura.
Il loro status di band ‘al cui concerto non è possibile non andare, dai, sono leggendari’ è palese ogni volta che si ha la fortuna di vederli transitare anche nel Belpaese: un pubblico generalista come quello che potreste trovare agli show di giganti della musica popolare italiana (da Vasco Rossi passando per Max Pezzali e spingendosi fino a nomi come i Pinguini Tattici Nucleari), popola infatti i dintorni dello Stadio Dall’Ara di Bologna sin dalle prime ore del pomeriggio.
Il fatto che poi l’80% di quelli che saranno i quarantasettemila presenti nell’impianto felsineo non abbiano minimamente idea di cosa stia succedendo durante i versi di “Creeping Death” piuttosto che nei sensazionali (si fa per dire) cambi di tempo della più recente “72 Seasons” è assolutamente irrilevante per ribadire che quello del 3 giugno 2026 sia stato l’evento metal dell’anno – quantomeno per le masse. E di masse che seguono questa declinazione di metal oggigiorno, incredibilmente, ce ne sono a vagonate.

Prima dei Four Horsemen  hanno suonato gli americani KNOCKED LOOSE, riconosciuti a furor di popolo come una delle nuove punte di diamante di certo mondo hardcore/metalcore, e i francesi GOJIRA, i quali sono stati capaci di sintetizzare una nuova, bombastica formula per il metal moderno mescolando melodie, partiture estreme, impegno sociale e ritmi devastanti (e segnando un record, nella nostra musica, nel partecipare alla cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi di Parigi 2024): al di là del valore intrinseco delle band in sè e dei gusti personali di ciascuno, crediamo che i due set siano interessati, a voler esagerare, a duemila persone presenti in quel momento in totale (anche perché almeno la metà dei – ricordiamolo, per avere una prospettiva su quanto appena detto – quarantasettemila spettatori è entrata a un’ora dall’inizio del set degli headliner, quindi ben dopo la fine del concerto dei francesi), proprio per il motivo che chi va a vedere i Metallica non ha alcun interesse a vedere altre band.
È perciò apparso del tutto irrisorio, in quest’occasione, il fatto che i primi si siano confermati come uno dei trend più irresistibili (e non solo del mondo TikTok) coi loro breakdown perenni e un’attitudine da macchine da guerra slam dance, o che i secondi siano diventati un gruppo certezza a livello internazionale per l’intensità dei loro set, come confermato anche dallo show di questa sera, dopo aver già accompagnato i Metallica in tour in passato.

I METALLICA sono in città ragazzi, chi se li può perdere? Fa niente che la produzione mastodontica, con tanto di torri enormi ai lati del palco centrale sia bella da fotografare e far vedere su Instagram, ma sia anche un enorme, ingombrante, noiosissimo ostacolo nel momento in cui si deve provare a vedere uno dei Four Horsemen in azione. O ancora che, a livello di audio, il posizionamento nel parterre, piuttosto che in uno dei settori numerati degli spalti, faccia clamorosamente la differenza nel provare a capire cosa stia succedendo sul palco: le differenze in tal senso sono state talmente marcate che i tempi del Gods Of Metal al Parco Nord, quando tirava vento (chi c’era ricorderà), sono sembrate, dopo quest’occasione, un’esperienza acustica di livello pro.
Conta esserci, sostanzialmente, conta fare video su “The Unforgiven” e impazzire quando parte “Fuel”, senza ricordare di come, nel 1997, quando venne pubblicata, i fan si incazzarono anche peggio di quanto non fecero per l’uscita di “Load”.
Conta arrivare nello snake pit anche se costa più di cinquecento (!) euro (trecentosettantacinque sotto data), conta avere quel video di Papi Hetfield che smanetta il riff di “Master Of Puppets” sempre che in quel momento sia davanti a chi filma, conta avere una panoramica elegante mentre il sole cala anche se si è seduti sul seggiolino più scomodo della storia dei seggiolini scomodi, pagato centotrenta euro (ma questa è anche colpa dei nostri stadi patetici, ed è un altro discorso), e via discorrendo.
La sensazione è di essere a un evento globale, non a un concerto metal; ed è giusto così, alla fine, perché i Metallica sono ancora oggi ciò che permette alla nostra (?) musica di essere rilevante, di essere pop nel senso più puro del termine anche quando c’è una doppia cassa sotto, e quando suonare la chitarra elettrica può per una volta essere considerato molto più figo e virale che cantare con l’autotune o produrre album usando solo l’AI.

Rispetto alla mediocre performance messa in piedi due anni fa all’Ippodromo La Maura (anche lì, per chi se lo fosse dimenticato, c’erano più di settantamila persone), i Quattro Cavalieri, questa sera, sono decisamente ‘in buona’, apparendo carichi a manetta e sul pezzo molto più che in altre occasioni.
Saranno realmente minime le sbavature in una performance di oltre due ore, che condensa, in una scaletta piena zeppa dei classici inevitabili per chi li ascolta in shuffle su Spotify, tutto il meglio della loro produzione.
È normale quindi che girino i coglioni a chi li ha visti venti e passa volte e voleva riascoltare per una volta “Leper Messiah” o “The Shortest Straw”, ma purtroppo non ci sono i numeri per portare il No Repeat Weekend (serve qualche fan vero in più, rispetto agli occasionali, per garantire il successo di una doppia data nello stesso posto ma con due scalette diverse, come proposto in quell’occasione) da noi, quindi resta solo da mettersi l’anima in pace e farsi andar bene il “Black Album” e anche due estratti da quel “Death Magnetic” che sorprese anche chi non ci sperava, oramai più nel lontano 2008.

È un concerto inappuntabile, di quelli a cui fare le pulci quanto si vuole, ma comunque in grado di accontentare anche i fan della band più accaniti che si sono anche fatti andar bene “I Disappear” nel 2000.
Detto questo, lunga vita a una band che, tra mille contraddizioni, ha saputo rinnovarsi, evolversi, rendersi più rassicurante e meno immutabile nelle proprie convinzioni; lunga vita, soprattutto, ad un gruppo che ha sempre suonato tonnellate di concerti, proponendo in passato scalette tutt’altro che sicure, prendendosi rischi (chi si ricorda le prime versioni live di “Dyers Eve” nel 2004?), che ha accontentato negli anni chi davvero è rimasto un fan della prima ora (leggasi alla voce ‘Big Four’, oppure ‘date con dischi suonati dall’inizio alla fine’) e che oggi porta volentieri moglie e figli a fare “hey hey” sugli spalti e il saluto alla Spiderman, fregandosene altamente delle bave di chi vorrebbe ancora l’irripetibile carica del live di Seattle ‘89, o che la fede nel Metallo non fosse mai messa da parte per costruirsi un TFR e una pensione in grado di mantenere generazioni di discendenti.
Sulla questione ‘cover della sigla di “Ken Il Guerriero”‘ pensiamo sia inutile spendere altre parole. È stato un momento da osteria, per far prender fiato ai due capi; lasciate suonare a Rob Trujillo e a Kirk Hammet quel che gli pare – ed anche in questo caso non possiamo che riconoscere il grado di sicurezza (e forse anche menefreghismo) nel risultare un meme vivente per un paio di minuti, come successo mentre veniva annunciato il brano in questione con un “Sei scià morteo okkei?” già diventato storia.

Setlist Metallica:
It’s a Long Way to the Top (If You Wanna Rock ‘n’ Roll) (AC/DC song)
The Ecstasy of Gold (Ennio Morricone song)
Creeping Death
For Whom the Bell Tolls
Cyanide
King Nothing
72 Seasons
The Unforgiven
Fuel
Kirk and Rob Doodle (“Ken il Guerriero” by Spectra)
The Day That Never Comes
Wherever I May Roam
Nothing Else Matters
Sad but True
One
Seek & Destroy
Master of Puppets
Enter Sandman

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